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Mio fratello è figlio unico

mercredi 12 septembre 2007

MIO FRATELLO è FIGLIO UNICO

Sinossi

Mio fratello è figlio unico - ambientato a Latina, Roma e Torino tra gli anni ’60 e ’70 - è la storia di due fratelli dominati da uno strano modo di volersi bene : a schiaffi, a spintoni, a pugni. Accio (Elio Germano) e Manrico (Riccardo Scamarcio) sono diversi in tutto, uno fascista e l’altro comunista, uno moderato e l’altro estremista, uno chiuso nel bozzolo di un’ideologia che gli impedisce di vedere il mondo come è, l’altro disponibile a ammorbidire la propria visione del mondo a favore di una vitalità totale. A renderli vicini è una sorta di ‘energia’ che li porta a battersi l’uno contro l’altro, un’energia che è giovinezza, voglia di esistere, di essere considerati, di essere amati. Infatti, in questa famiglia dove ci si accapiglia su tutto, c’è un nucleo affettivo misterioso, poiché quei due fratelli che crescono in perenne conflitto, senza comprendersi, in realta’ si amano disperatamente. E ci parlano di un Paese non riconciliato, non pacificato, ossessionato dalla ricerca di una identità che non riesce mai a diventare ascolto dell’altro, confronto vivo con chi è altro da noi. Accio e Manrico finiscono per riconoscersi simili solo nel finale, proprio quando si rendono conto di essere radicalmente e per sempre diversi l’uno dall’altro. Solo allora realmente si “toccano”. E mentre si perdono eccoli lì che si ritrovano, irriducibili eppure, per la prima volta, davvero fratelli.

Critica